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Un viaggio nel mondo dell'acquerello: tecniche, materiali e tutorial per trasformare i colori in emozioni. Scopri la mia passione per l'arte e lasciati ispirare.
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Ma che cavolo è una REFERENCE? (E perché non lo dite in italiano?!)
Siamo onesti: aprite un tutorial su YouTube o leggete un blog di acquerello e, dopo tre secondi, arriva la parola magica. “Allora, prendete la vostra reference...”
E tu resti lì, col pennello a mezz’aria, a chiederti se sia un nuovo tipo di carta costosa o un termine esoterico per evocare lo spirito di Van Gogh. Poi vai a vedere e scopri che... è una foto. Una banalissima immagine di riferimento.
Il mistero della lingua "artistica"
Perché dobbiamo chiamarla reference? Forse perché dire "guarda questa foto e prova a rifarla" suona troppo poco poetico? "Reference" fa molto studio professionale a New York, mentre "foto di un limone sul tavolo della cucina" fa molto "domenica pomeriggio dai nonni".
Ma il punto è proprio questo: la reference non è altro che la tua bussola. È l’immagine che tieni lì di fianco per capire dove cavolo vanno le ombre, di che colore è veramente un petalo di rosa (spoiler: non è mai solo rosa) e come diavolo è fatta la prospettiva di una finestra.
La verità (brutale) su chi non la usa
C’è questa leggenda metropolitana secondo cui i "veri artisti" dipingono tutto a memoria. Non è vero. Anche i grandi maestri avevano modelli che stavano fermi per ore o bozzetti dal vero.
Quando sono andata nello studio di mio zio ho visto che aveva un sacco di ceste e frutta di plastica che usava quando ovviamente non trovava quella fresca da copiare.
Usare una reference non significa copiare perché non si ha fantasia. Significa avere l'umiltà di guardare la realtà per non dipingere un albero che sembra un broccolo gigante.
Come sopravvivere ai tutorial
Quindi, la prossima volta che senti un esperto dire "Analizziamo la reference per individuare i valori tonali", fai un respiro profondo e traduci mentalmente: "Guarda bene la foto per capire dove il colore è chiaro e dove è scuro".
L'arte è già difficile di suo tra sfumature che non vengono e carta che si imbarca, non abbiamo bisogno che ci mettano di mezzo pure il dizionario d'inglese!
Consiglio della Micky: Se la foto che hai scelto è troppo complicata, non aver paura di cambiarla. La "reference" deve aiutarti, non farti venire il mal di testa!
Come scegliere una foto (senza farsi del male)
Ora che abbiamo sdoganato il termine, parliamo di come scegliere quella giusta. Perché il rischio è quello di innamorarsi di un’immagine bellissima che però, una volta messa su carta, si trasforma in un incubo di macchie informi.
Ecco tre regole d'oro per non lanciare i pennelli dalla finestra:
Guarda i contrasti: Se la foto è tutta grigia o i colori sono troppo simili, farai fatica a capire dove finisce un oggetto e ne inizia un altro. Cerca foto con luci e ombre ben definite.
Meno è meglio: All'inizio, evita le foto con tremila dettagli (tipo una foresta con ogni singola foglia in primo piano). Scegli qualcosa con pochi elementi chiari.
Il trucco del "socchiudere gli occhi": Guarda la foto socchiudendo le palpebre finché non vedi tutto sfocato. Se riesci ancora a distinguere le macchie principali di colore, allora è un'ottima foto da dipingere!
Analisi della foto
Esempio pratico: Guardate questa mia foto. A prima vista è un bel cielo. Ma se la analizziamo come una reference, notiamo subito la sfida: abbiamo un gradiente che va dall'arancione caldo in basso al blu freddo in alto. E quelle nuvole? Non sono solo grigie! Hanno sfumature violacee e bordi morbidi in alcuni punti e più netti in altri.
Il mio consiglio? Se sei alle prime armi, usa questa foto per esercitarti sulle sfumature del cielo (il "bagnato su bagnato"), ma ignora l'antenna e i palazzi in basso: concentrati solo sul colore delle nuvole!
Non sentirti obbligato a dipingere tutto quello che vedi nella foto. Se l'antenna ti sta antipatica, toglila! La foto comanda, ma l'artista (o meglio, chi tiene il pennello) sei tu.
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